Il trattamento
di fratture chiuse non complicate segue 3 principi fondamentali:
1. Riduzione della frattura
Con questo termine si intende il posizionamento dei frammenti
ossei nella loro posizione anatomica relativa originaria.
La riduzione può essere eseguita manualmente o meccanicamente,
mediante l’applicazione di una trazione, seguita dalla
manipolazione della frattura sotto anestesia.
Una trazione continua può essere usata per ottenere la
riduzione in particolari casi, quali le fratture del femore
e le dislocazioni della colonna cervicale.
Una riduzione aperta delle fratture si ottiene per via chirurgica
nel caso di fratture aperte, se i metodi conservativi non hanno
portato a una riduzione soddisfacente, nelle fratture intrarticolari
e nei casi in cui si ritenga opportuno supportare la frattura
con una fissazione interna.
2.
Immobilizzazione
L’immobilizzazione ha lo scopo di impedire lo spostamento
o l’angolazione dei frammenti ossei, ridurne la mobilità
relativa, che potrebbe portare a una non unione, nonché
ridurre il dolore.
Esistono diversi metodi di immobilizzazione:
° Non rigido:
trazione continua (eseguita per alcune settimane al fine di
mantenere la riduzione fino a una fase avanzata della guarigione.
Attualmente è impiegata in ambito pediatrico nel caso
l’intervento chirurgico sia controindicato)
° Ingessatura classica:
fissazione interna (sistemi extramidollari, quali piastre e
viti, e intramidollari, quali i chiodi),
fissazione esterna (i frammenti ossei sono mantenuti allineati
da chiodi inseriti per via percutanea. È il trattamento
di scelta, per esempio, nelle fratture della pelvi o del radio
distale).
3. Riabilitazione
È essenziale per il recupero fisico dopo la frattura.
Il suo scopo è preservare la funzionalità durante
il processo riparativo e riportare alla normalità la
funzionalità delle articolazioni adiacenti una volta
che si è verificata la saldatura dell’osso.
Il movimento può essere attivo (sono raccomandati anche
esercizi di contrazione isometrica per mantenere la forza dei
muscoli adiacenti) o passivo (per muovere le articolazioni e
aiutare a preservare il tessuto cartilagineo).
Impiego
di campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza (CEMP)
Lo studio
dell’effetto dell’energia elettrica sui processi
riparativi dell’osso solleva da tempo notevole interesse,
in particolare in considerazione delle numerose condizioni in
cui la riparazione è stentata e difficoltosa.
Le pubblicazioni che si rinvengono in letteratura si riferiscono
a studi che hanno impiegato metodologie differenti:
Impiego della corrente elettrica continua generata da elettrodi
metallici infissi nell’osso per valutare l’effetto
osteogenico nella riparazione di discontinuità ossee,
quali le fratture.
Impiego della corrente elettrica mediante campi elettromagnetici
pulsati su ossa fratturate.
Il razionale per l’uso della corrente elettrica nella
riparazione dell’osso è deriva dall’osservazione
che, in seguito a una lesione di un segmento scheletrico, si
verifica un’alterazione degli equilibri elettrici normalmente
presenti nell’osso e l’attivazione di una serie
di eventi di natura elettrica e biologica per il ripristino
dell’omeostasi scheletrica.
Schematicamente, i fenomeni che si verificano in un segmento
osseo in seguito a una frattura sono:
Produzione di correnti di lesione o biopotenziali proporzionali
al danno e conseguente alterazione della distribuzione dei potenziali
elettrici
Attivazione dei meccanismi alla base delle prime fasi del processo
di riparazione (coagulo ematico, tessuto di granulazione, callo
fibroso e iniziale mineralizzazione)
Riparazione del tessuto (formazione del callo osseo) e conseguente
riduzione dei biopotenziali, nonché comparsa di Strain
Related Potential (SRP), fattore attivante i meccanismi di rimodellamento
osseo. L’SRP è ritenuto il segnale di attivazione
degli osteoblasti.
In conclusione,
il consolidamento di una lesione ossea dipende da due tipi di
potenziale elettrico:
I biopotenziali, che si manifestano fino alla formazione del
callo fibroso e alla sua iniziale mineralizzazione
I potenziali di deformazione (SRP), che si manifestano durante
la formazione di callo osseo e il rimodellamento.Dati sperimentali
ottenuti da studi condotti su modelli animali e dati clinici
sull’uomo concordano su un ruolo positivo dei CEMP sui
processi di riparazione dell’osso.
È importante sottolineare che si tratta di una tecnica
che deve rispettare corretti protocolli (tempi e modalità
di impiego) per portare a risultati positivi evitando effetti
negativi indesiderati.