È
possibile individuare 4 fasi del processo riparativo che ha
inizio subito dopo l’evento traumatico.
Fase 1 - Infiammazione
È la fase immediatamente successiva alla frattura che
causa una lacerazione del periostio con distruzione dei sistemi
haversiani. Si ha la formazione di un ematoma che viene rapidamente
vascolarizzato. Nell’arco di giorni si genera un consistente
tessuto di granulazione in risposta alle citochine rilasciate
durante il danno tissutale.
Fase 2 - Formazione del callo fibroso
Il tessuto fibrovascolare sostituisce il coagulo e si ha la
deposizione di fibre collagene e, in seguito, di sali minerali.
Si registra la comparsa di un callo costituito da tessuto connettivo
e cartilagineo. La sua funzione è quella di stabilizzare
temporaneamente l’osso. Nel frattempo cellule osteogeniche
del periosteo si ingrandiscono e si trasformano in osteoblasti.
Nel caso in cui l’apporto di sangue sia insufficiente
o in caso di eccessiva mobilità dei segmenti ossei nella
sede della frattura, al posto dell’osso si può
formare cartilagine, destinata a permanere fino al ripristino
di una adeguata vascolarizzazione.
Questo callo osseo primario rimane attivo per poche settimane,
mentre la riparazione della frattura ad opera delle cellule
a partenza dalla cavità midollare prosegue fino a ripristino
del tessuto osseo.
Fase 3: Formazione del callo osseo
Si osserva un aumento rapido della rigidità del callo,
accompagnato da una progressione della mineralizzazione del
callo stesso.
La formazione di nuovo osso endosteale non può verificarsi
se permane del tessuto fibroso tra le estremità ossee
(può essere necessario adoperarsi per stimolare la mineralizzazione
o procedere alla rimozione di tale tessuto fibroso).
Nel caso in cui le estremità ossee siano supportate da
una fissazione interna rigida il callo esterno non risulta funzionalmente
necessario e può essere, quindi, di entità minima
o assente. Dal momento che la riparazione dell’osso è
un processo lento, è opportuno che un’eventuale
fissazione interna sia mantenuta in sede fino al completamento
del processo.
Fase
4: Rimodellamento
Questa fase inizia dopo che si è verificata l’unione
della frattura.
Si osserva un rinnovamento tissutale dovuto all’azione,
opportunamente dosata, di osteoclasti e osteoblasti. È
stata, per esempio, individuata, ad opera principalmente dei
linfociti T helper, la produzione di fattori di fusione dei
macrofagi (che concorrono alla formazione di nuovi osteoclasti)
e di fattori attivanti gli osteoclasti che stimolano il riassorbimento.
Una volta terminato questo processo, a seguito di stimoli locali
e di origine sistemica in cui sono coinvolti i linfociti T suppressor,
gli osteoclasti tornano in stato di quiescenza.
L’azione degli osteoblasti porta alla sintesi di nuova
matrice ossea che compensa l’effetto degli osteoclasti
e che viene rapidamente mineralizzata. Alla fase di formazione
dell’osso partecipano attivamente molteplici fattori ormonali
e interleuchine di origine linfocitaria.
Nei bambini il processo di riparazione delle fratture è
molto evidente, a tal punto che gli esiti delle fratture possono
scomparire anche completamente. Nell’adulto il rimodellamento
è, invece, meno efficace; non si osserva, per esempio,
la correzione di una rotazione assiale o di un’angolazione.
E’ pertanto particolarmente importante che tali deformità
vengano corrette prima che si verifichi l’unione dei frammenti
ossei.