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Cause e concause
Diagnosi e terapia
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TENDINOPATIE
Cenni di anatomia
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Tendinopatia dei peronei
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TENDINOPATIA DEI PERONEI


Cenni di anatomia

Si tratta di robusti tendini che dalla loggia posteriore della gamba si inseriscono sul piede al lato esterno e interno della caviglia, passando sotto i malleoli.
Svolgono una funzione di stabilizzazione e flessione plantare del piede durante il cammino, la corsa e il salto; le cause d’irritazione sono essenzialmente simili a quelle che colpiscono il tendine d’Achille.

Caratteristiche

La tendinopatia dei peronei è generalmente una tenosinovite ipertrofico-essudativa a insorgenza acuta, relativamente frequente in sport quali il basket, il calcio, il football americano, lo sci alpino e il pattinaggio, nei quali all'uso di particolari calzature si aggiunge la possibilità di traumatismi diretti legati all'attività sportiva e sovraccarichi funzionali.
Atleti con piede cavo o corridori che praticano corsa campestre e sollecitano la caviglia con movimenti di inversione e supinazione del piede sono più esposti a soffrire di tale tipo di tendinopatia.
Una sublussazione cronica dei peronei o esiti di fratture del malleolo e del calcagno possono determinare un’infiammazione cronica e sfociare in una tenosinovite stenosante.
La rottura dei tendini peronei è rara, ma può rappresentare gli esiti di una tenosinovite cronica. In questa condizione si osservano una tumefazione nella regione retromalleolare esterna, dolore nei movimenti di pronazione e abduzione del piede contro resistenza.

Diagnosi

L‘esame ecografico consente una rapida indagine sullo stato dei tendini; la RMN consente di valutare la caviglia in toto, lo stato cartilagineo e legamentoso e la presenza di eventuali tendini sovrannumerari.

Terapia

Il trattamento è inizialmente conservativo e prevede: riposo, ghiaccio, FANS, terapie fisiche e bendaggio funzionale.
Nei casi in cui vi sia rottura tendinea o lussazione cronica dei peronei associata al quadro tenosinovitico è consigliato il trattamento chirurgico.
Dopo l'intervento è necessario un periodo di immobilizzazione, seguito da un programma riabilitativo che, parallelamente al recupero delle qualità strutturali del tendine, deve stimolare la ripresa delle capacità coordinative neuromuscolari dell'articolazione interessata.

 

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