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Cause e concause
Diagnosi e terapia
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Cenni di anatomia
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Quadri clinici frequenti
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Tendinopatia della cuffia dei rotatori


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LE PATOLOGIE ARTICOLARI
TENDINOPATIA ACHILLEA


Cenni di anatomia
Il muscolo gastrocnemio e il soleo, che nel loro insieme costituiscono il tricipite surale, si uniscono a formare il tendine d’Achille, un grosso tendine che si inserisce sul calcagno.
Il gastrocnemio prende origine dalla parte finale del femore, nella zona detta dei condili, mentre il soleo origina dalla parte posteriore della tibia .
A differenza di altri tendini della caviglia, rivestiti da una guaina sinoviale, il tendine d’Achille è avvolto dal paratenonio.

Istologia e istopatologia

Tenociti e tenoblasti rappresentano il 90-95% degli elementi cellulari del tendine. Condrociti, cellule vascolari, sinoviali e della muscolatura liscia rappresentano gli elementi cellulari rimanenti.
La matrice extracellulare è composta da collagene ed elastina, proteoglicani e componenti organici quali il calcio.
Le fibre collagene sono riunite a formare fascicoli contenenti vasi sanguigni e linfatici e nervi.
L’analisi istopatologica di un tendine d’Achille sintomatico rivela una degenerazione e disorganizzazione delle fibre collagene e un aumento della vascolarizzazione.
La degenerazione delle fibre collagene può essere di tipo mucoide o lipoide.
La regione colpita dalla degenerazione mucoide non appare più bianca, bensì diventa grigia o marrone; si possono osservare vacuoli mucoidi tra le fibre collagene che appaiono più sottili.
La degenerazione lipoide implica invece l’accumulo di lipidi nel tendine.
Nei tendini colpiti risulta aumentata la vascolarizzazione e i vasi sanguigni sono orientati in modo casuale, a volte ad angolo retto con le fibre collagene.
In numerosi studi la tendinopatia achillea è stata descritta come un fenomeno degenerativo caratterizzato dall’assenza di cellule dell’infiammazione e da una scarsa risposta riparativa.

Caratteristiche della patologia

Il principale stimolo patologico è considerato il carico eccessivo del tendine durante attività sportive intense, quali la marcia e la corsa, durante le quali la contrazione dei muscoli del polpaccio e del tricipite surale esercitano importanti trazioni sul tendine d'Achille.
Il tendine risponde al sovraccarico ripetuto attivando un processo infiammatorio della guaina o una degenerazione della sua struttura.
A causa della scarsa vascolarizzazione esercizi protratti possono determinare episodi di transitoria ischemia tissutale.

Eziopatologia

Fattori intrinseci che contribuiscono all’insorgere delle tendiniti / peritendiniti sono un’eccessiva pronazione del piede, un retropiede o avampiede varo, una retrazione del tendine per eccessiva tensione, tibia vara, un disequilibrio muscolare.
Fattori estrinseci, nel caso di sportivi, sopratutto podisti, possono comprendere un aumento dell’intensità e della durata degli allenamenti, il tipo di calzatura o il terreno di allenamento.

Quadri clinici

I quadri più frequenti sono la tenosinovite stenosante, caratterizzata da difficoltà di scorrimento del tendine nel paratenonio e la tendinite inserzionale del calcagno.
La rottura del tendine d'Achille può essere secondaria a una tendinosi o conseguente a un trauma diretto.

Diagnosi
Combinazione delle caratteristiche cliniche e risultati delle indagini diagnostiche nella tendinopatia achillea.

Caratteristica clinica o risultati di indagini diagnostiche

Variabilità nella presentazione

Anamnesi

 

Insorgenza del dolore

Improvviso, graduale ma avvertito o insidioso

Gravità del dolore

Varia da fastidio a dolore profondo

Durata

Da giorni a anni

Disabilità

Minima, moderata o grave

Esame

 

Grado di gonfiore/crepitio

Può essere la caratteristica principale oppure essere assente

Grado di dolorabilità al tatto o alla compressione

Puntiforme o si estende a molti centimetri nel tendine

Presenza di un nodulo tendineo

Se presente può variare da pochi mm a qualche cm

Indagini

 

Grado di ipoecogenicità agli ultrasuoni

Ipoecogenicità sonografica (che rappresenta fluidi) può essere assente o marcata. È possibile avere una scansione sonografica normale ma una sintomatologia presente.

Discontinuità delle fibre tendinee agli ultrasuoni

Le fibre del tendine possono apparire intatte o danneggiate in modo esteso . È possibile avere una scansione normale e caratteristiche cliniche marcate.

 

Aspetto alla RMN

Varia da normale a un marcato aumento dei segnali anomali

 


Diagnosi

Il soggetto colpito da tendinopatia Achillea riferisce dolore 2-6 cm prossimale all’inserzione del tendine dopo l’esercizio. Con il progredire della patologia il dolore è avvertito durante lo svolgimento dell’esercizio e nei casi più gravi interferisce con le normali attività quotidiane.
È opportuno esaminare entrambe le estremità da sopra le ginocchia, in posizione eretta e prona. Piedi e caviglie devono essere esaminate per escludere malallineamenti, deformazioni, asimmetrie evidenti della lunghezza dei tendini, ispessimenti localizzati.
Il tendine d’Achille deve essere palpato per valutare dolore, ispessimento, nodularità e crepitii.

Il dolore nella tendinopatia

Nei tendini possono identificarsi 4 tipi di terminazioni nervose:

Corpuscoli di Ruffini,
Terminazioni nervose libere,
Corpuscoli di Pacini,
Organi di Golgi.


Non è ancora chiaro il meccanismo che comporta l’insorgenza di dolore nelle tendinopatie.
Classicamente il dolore è stato attribuito a processi infiammatori, ma anche sulla base delle evidenze degenerative della patologia, si ritiene più probabile la combinazione tra cause meccaniche e biochimiche.
Per esempio alcuni studi hanno dimostrato la presenza di un’elevata concentrazione di glutammato in pazienti affetti da tendinopatia.

Il processo riparativo

Il processo di guarigione di un tendine è essenzialmente simile a quello di altri tessuti e comprende una fase infiammatoria (della durata di 1-7 giorni), una fase proliferativa (7-21 giorni) e una fase di rimodellamento (3 settimane-1 anno).
Nonostante la maturazione e rimodellamento delle fibre collagene, i tendini sono biochimicamente e metabolicamente meno attivi rispetto a ossa e muscoli.
Il recupero dopo una lesione tendinea è lento per una serie di fattori, quali uno scarso consumo di ossigeno, una sintesi lenta di proteine strutturali e un carico di lavoro eccessivo.

Terapia

Il trattamento della fase acuta comprende riposo, ghiaccio, sollevamento dell’arto, FANS, eventuale trattamento con Ultrasuoni o Laser. Il trattamento della fase cronica è più complesso, poiché spesso il tendine presenta già zone di lesione parziale con necrosi delle fibre e aree nelle quali si verifica un tentativo di cicatrizzazione, con formazione di tumefazioni lungo il decorso del tendine stesso. La terapia in questi casi consiste nel trattamento con laser, ipertemia, onde d’urto, esercizi di stretching, uso di plantari per correggere eventuali alterazioni posturali.

Terapia chirurgica

In casi cronici resistenti alle terapie o nel caso di rottura del tendine è indicato l’intervento chirurgico, volto a:
incidere ed eventualmente asportare la guaina del tendine, fibrotica e ispessita;
incidere le aree di necrosi delle fibre per rivascolarizzare la zona eliminando la condizione infiammatoria.
Dopo l’intervento è opportuno mantenere l’articolazione bloccata per circa 30 giorni, mediante gesso tradizionale o tutori. Successivamente inizia la fase di riabilitazione che può durare anche 4 mesi per ottenere un recupero completo, anche dal punto di vista sportivo, dell’articolazione: la prima fase prevede esercizi di mobilizzazione articolare, di lento graduale stretching del tendine che deve recuperare la sua lunghezza ed elasticità. In questa fase è utile il movimento in acqua; la seconda fase prevede esercizi di rinforzo e propriocettività, essenziali per un ritorno alla normalità dal punto di vista funzionale; la terza fase, nel caso degli sportivi, è quella del recupero del gesto atletico. In tale fase, oltre agli esercizi per la caviglia, vengono inseriti esercizi in catena, che interessano varie articolazioni e vari gruppi muscolari in successione.

Rottura del tendine d’Achille

Spesso nell’anamnesi di chi subisce la rottura del tendine sono presenti episodi ricorrenti di tendinopatie con periodi di fasi infiammatorie, ma in alcuni casi questa si verifica in apparente benessere del tendine stesso. I fattori che possono portare alla lesione sono un improvviso carico eccessivo, una caduta diretta sul tendine durante la contrazione, una scarsa vascolarizzazione nella zona adiacente l’inserzione, alterazioni degenerative croniche, uno slaminamento da stress fra gastrocnemio e soleo, infiltrazioni con corticosteroidi.
Nei casi di rottura del tendine di Achille la terapia che dà maggiori garanzie di recupero è quella chirurgica.

 

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